Diario di Viaggio
Un viaggio mistico, che tocca radici profonde, per un cristiano le radici della propria fede, per l’uomo le radici della propria storia. Ho avuto la fortuna e la Grazia di visitare questi luoghi alla mia giovane età, certo che ognuno debba poter mettere, almeno una volta nella vita, piede in Terra Santa.
L’arrivo
E’ notte quando atterriamo a Tel Aviv, in Israele. Solo pochi giorni prima avevamo sentito di bombe e minacce nell’area della Cisgiordania, della quale avevamo seguito le vicende storiche negli incontri pre-partenza. Io personalmente non ne sapevo nulla, se non che quei luoghi erano campi di battaglie passate. Arriviamo quindi, con non poche preoccupazioni ma con una grande forza di volontà, chissà chi ce l’aveva data, certi che il Viaggio rinnoverà il nostro spirito. Ad attenderci c’è Issa, l’autista che ci seguirà in tutti i 12 giorni di viaggio.
Il Deserto del Neghev
La prima tappa è il Deserto, il Deserto del Neghev, dove il Sole brilla in ogni briciolo di sabbia o pietra che calpestiamo. Il Deserto è un deserto particolare, non come ce lo immaginiamo, non solo sabbia, ma tanta vegetazione e abbondate acqua, lì dove popoli e culture hanno aperto vie di comunicazione, croceviatra l’Oriente e l’Occidente. E’ lì che visitiamo il Kibbutz di Ben Gurion ( Primo Presidente dello Stato di Israele) e la tomba che ne accoglie i resti. Poniamo una pietra, come da tradizione ebraica, e ci mettiamo in marcia. Risaliamo i wadi di Ein Avdat, percorrendo i ruscelli e proprio da lì iniziamo a rileggere e meditare la Bibbia, che di quei luoghi ne è testimonianza. Ci godiamo il tramonto, il sole cala sulla nuda terra, che ben presto si fa buia, completamente buia. Notte in tenda, tra lo stupore del cielo colmo di stelle e le lucciole delle lanterne che flebili illuminano l’accampamento. E’ la prima sera, Fra Nicola ha per primo la parola, si sciolgono le tensioni, si forma il gruppo.
Si fa presto a sistemarci, che la preghiera mattutina ci attende. “O Dio, dall’aurora io ti cerco, a Te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua“.
I nostri piedi calpestano proprio quella terra arida.
Iniziamo a risalire verso il centro del Paese, sostando sui panorami mozzafiato che Mizpe Ramon ci regala.
Il deserto di Giuda
Quanto siamo piccoli, rispetto alla grandezza e alla meraviglia del Creato! Non sono nemmeno le 5 e già siamo in marcia per “scalare”, un luogo che la Storia ha segnato fortemente, Masada, antica fortezza vicino il Mar Morto, simbolo di eroismo e determinazione; lungo la strada, ripida, spesso restiamo anche soli, entrando in contatto con noi stessi e ciò che ci circonda. Il calore è ormai tangibile sulle nostre schiene che cercano ristoro. Ridiscesi dall’altopiano, torniamo a marciare, risalendo la sorgente dell’oasi di En Gedi che ci da la possibilità di rinfrescarci sotto le sue cascate. Non possiamo lasciare la zona senza prima fermarci nel Mar Morto, la depressione più bassa della terra, dove il sale ti entra nelle ferite, anche le più nascoste. Eccoci al confine con la Giordania, nella sponda ebraico/palestinese, li dove termina il Fiume Giordano. Proprio lì ci fermiamo per fare memoria del Nostro Battesimo, nel luogo in cui Giovanni il Battista battezzò Gesù. Quelle acque simboleggiano la purificazione spirituale operata in noi. In serata giungiamo a Gerico, città araba per eccellenza, quella in cui odori e suoni, botteghe e minareti, Muezzin e campane si mischiano in un tripudio di allegria.
Siamo in Palestina, e a darcene certezza sono in nostri cellulari che cambiano rete telefonica. La stessa ha un po’ di difficoltà a collegarsi, tengo ancora un messaggio mandato a mia mamma: “Non riesco a chiamarti. Siamo nei locali di una chiesa, proprio di fronte una moschea. La contaminazione tra culture è tangibile. Caldissimo ma tutto ok”. Celebriamo la S. Messa e andiamo a riposare, al termine di una lunga giornata.
La Galilea
Dal Centro-Sud passiamo direttamente al Nord del Paese, in Galilea. Ecco, è qui, che sentiamo più di ogni altro posto le tensioni di guerra, risalendo lungo le sponde del fiume Giordano incontriamo i primi check point, con soldati armati a proteggere i confini. Fin ora, dopo i serrati controlli in aeroporto, nessuno ci ha fermato. Adesso invece, ci fermano e alcuni soldati israeliani salgono sul nostro pulmino. Puntano Cesare che porta in testa la kefiah araba, souvenir di Gerico, e solo a lui chiedono i documenti. Magari potrebbe essere un palestinese nascosto. Convinti della buona fede del nostro amico ci lasciano andare. Siamo nei dintorni del Lago di Tiberiade. Da una modesta altezza, vista lago, Gesù pronunciò ai suoi discepoli le Beatitudini. Oggi vi è una basilica attorniata da giardini e frasi di rimando. Che pace, che gioia! A pochi chilometri si scorge Cafarnao,o quel che resta, la Città di Gesù, lì dove Egli visse a pieno la sua missione. Lì dove compieva i miracoli arrivati a noi oggi. E ripensando a quelle sacre pagine ci imbarchiamo su un battello, sul lago di Tiberiade, al ritmo delle note dell’Inno di Israele, che il comandante ci invita a ballare. In serata giungiamo a Nazareth, fugace cena, e passeggiata di esplorazione.
Gesù di Nazareth. Eccoci nella Sua città d’origine. Non ci sembra vero, eppure siamo lì, a Nazareth. Quante volte lo abbiamo sentito dire, quante volte, durante le celebrazioni, quelle natalizie in particolare, abbiamo sentito questo nome. Visitiamo i luoghi della Sacra Famiglia e subito dopo il luogo dell’Annunciazione. Verbum Caro Factum Est. E’ scritto lì, in quel punto. E noi in silenzio, prostrati, veneriamo quel santissimo luogo. La Parola di Dio, ci è ancora compagna, spesso ci fermiamo, magari stanchi del tanto cammino, ma ecco che quelle parole rinfrancano la nostra anima e il nostro corpo.
Come è stato sul Monte della Trasfigurazione, noi come gli apostoli di Gesù, saliti sul monte , seduti accanto a Lui, abbiamo contemplato in modo tangibile lo splendore della Sua Gloria. Di quei luoghi era rimasto affascinato anche Charles de Foucalut, che da nobile quale era, aveva scelto di abitare il deserto e vivere i suoi ultimi anni proprio a Nazareth, donando la sua vita agli ultimi.
Inizia un nuovo giorno. Prima di spostarci nel Centro del Paese, torniamo nel deserto. In particolare a Deir al Quilt (Wadi Qelt), dove nella terra scoscesa dei wadi tra Gerico e Gerusalemme, sorge il Monastero di San Giorgio Koziba che scelse quel luogo per il suo eremitaggio. Scendiamo, a piedi lungo tutto il wadi, quando in lontananza scorgiamo le palme colme di datteri di Gerico.
Betlemme
Accolti dal suono delle campane entriamo a Betlemme. Un paesino a maggioranza arabo- cristiana dove è Natale tutto l’anno. E’ agosto, ma non mancano al centro della piazza le luminarie natalizie. Questa volta alloggiamo in una tipica casa araba con corte interna, Dar Al Majus, frutto della missione Pro Terra Sancta, che ci accoglie nel proprio quartier generale, dove tanti giovani e famiglie sperimentano la bellezza della fraternità. E’ li che incontriamo alcune ragazze italiane che da un mese fanno esperienze di volontariato tra i piccoli ospiti delle case famiglia di Betlemme. Dopo la cena, insieme a loro, condividiamo i nostri pensieri, riflessioni ad alta voce, come una grande famiglia. Il fresco in terrazza è accompagnato ancora una volta dal Muezzin che invita i fedeli musulmani alla preghiera.
E’ l’alba. Abbiamo scelto di partecipare alla prima Messa della Grotta. Sono le 6. La piccola stanza, già stalla,dove nacque Gesù, si riempie velocemente di gente, accorsa dai vari punti del silenzioso paesino. Il nostro sonno si è spezzato come se nulla ci avesse infastidito. Siamo andati con gioia lì, nella tenera grotta di Betlemme, che con amore, tante volte abbiamo rappresentato nei presepi delle nostre case. Molto toccante è stato l’incontro con gli ospiti e gli operatori della Casa del Fanciullo, struttura francescana che accoglie ragazzi che provengono da contesti difficili, in cerca di un punto di riferimento. Durante la giornata abbiamo visitato Beit Saour, le grotte dei pastori, i primi ad avere l’annuncio della nascita e insieme a loro abbiamo intonato il Gloria in Excelsis Deo. Ritornati a Betlemme con tanta tenerezza, nella graziosa chiesetta della Madonna del Latte abbiamo affidato tutti i nostri cari che attendono la nascita di un bimbo/a. Nel pomeriggio, ci spostiamo a qualche km di distanza ad Ain Karem, li dove, la tradizione colloca la casa di Zaccaria e Elisabetta, genitori di Giovanni il Battista e cugini di Maria. Lì avvenne l’incontro delle due future mamme, i quali grembi sussultarono di gioia.
Siamo ormai vicini, la scorgiamo da lontano, poi più vicino.
Gerusalemme
Ecco Gerusalemme, la Città Santa per eccellenza. E’ già maestosa di suo, ma per goderne la vista più bella saliamo sul Monte degli Ulivi, su fino alla chiesa del Dominus Flevit, pensata con una grande vetrata sul profilo della città. Celebriamo la S. Messa lì dove Cristo pianse per la sua Gerusalemme. Scendiamo la vallata fino ad arrivare al Getsemani, nell’Orto degli Ulivi, nella quale ogni pietra parla della Passione del Cristo. Da lì è tutto un divenire. Percorriamo qualche metro ed ecco i luoghi della Condanna e della Flagellazione, poi la Via Dolorosa con le varie stazioni proposte lungo il percorso. Quanta gente incontriamo, di ogni lingua e nazionalità, di ogni religione e credo. Non ci resta che solcare l’ultimo gradino. Gesù cade, soffre, dilaniato dal dolore e da Uomo, muore. Siamo lì, nel Calvario, che ogni Venerdì Santo rispolveriamo nelle nostre celebrazioni. Lì c’è il dolore di Cristo per il mondo, lì il dolore del mondo. A pochi metri la Pietra dell’Unzione, un pò più avanti il Sepolcro. Fulcro e centro del mistero della Risurrezione. Mistero della Fede. Abbiamo giusto il tempo di metterci in fila quando, un gruppo di ortodossi, poi di copti, poi i nostri amici francescani si dividono le cappelle e si contano le ore. E dentro, un esperienza mistica, abbracciare la Pietra dell’Unzione, intriso ancora dei profumi delle Pie Donne, come quelle donne ortodosse che ancora oggi portano profumi e unguenti. Esperienza che va vissuta personalmente e che tengo stretta al mio cuore.
Gli ultimi giorni sono stati di vero e proprio ecumenismo, vissuti nei luoghi dei fratelli ebrei, come il Muro del Pianto e il Museo della Shoa, e in quelli dei fratelli Musulmani, la Spianata delle Moschee, i Suq, i grandi mercati arabi pieni di spezie e colori. Abbiamo vissuto a pieno la vita del luogo, con i suoi contrasti e armonie, certi che nel fratello, qualsiasi fratello, troviamo il nostro Cristo.
In poche parole. Un viaggio mistico, che tocca radici profonde, per un cristiano le radici della propria fede, per l’uomo le radici della propria storia. Ho avuto la fortuna e la Grazia di visitare questi luoghi alla mia giovane età, certo che ognuno debba poter mettere, almeno una volta nella vita, piede in Terra Santa. Una terra ancora oggi dilaniata dalla Guerra, di cui ne porta le ferite profonde, ma che ha sempre più la forza e la voglia di riscattarsi. Torno col cuore colmo di gioia e di immagini che resteranno sempre impresse nella mia mente. Ogni pagina del Vangelo che ascolto, mi porta a quegli istanti, mi porta a quei luoghi.
Abbiamo percorso tanti kilometri, dandoci la mano nei momenti difficili, così che ogni passo diventava leggero. Un viaggio che mai dimenticherò e che ancora oggi mi porta a dire: Pace per la Terra Santa!
Abbiamo percorso tanti kilometri, dandoci la mano nei momenti difficili, così che ogni passo diventava leggero. Un viaggio che mai dimenticherò e che ancora oggi mi porta a dire: Pace per la Terra Santa!
Andrea Cusumano

